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San Pietro in Vincoli PDF Stampa E-mail

La chiesa di S. Pietro in Vincoli sorge accanto al cimitero, poco distante dal centro abitato di Frasso Sabino e databile tra il X e il XIII secolo. Quasi nessuna notizia ci è pervenuta dell’edificio, ma il suo nome compare spesso nelle visite cardinalizie dei primi anni del XIV secolo. Nel 1343 il Registrum Iurisdictionis Episcopatus Sabinensi, parlando del Castrum Fraxi, riporta: “Item accessit et visitavit capellam sancti Petri de Castro Fraxi quam tenet unus rector et habet curam animarum”. La chiesa era allora formata da un’unica navata e da un’abside; il Cristo Pantocrator nella mandorla e gli angeli che compongono l’affresco dell’abside. Ormai quasi completamente rovinato, possono essere datati tra XIII e XIV secolo (recenti restauri hanno evidenziato la presenza di affreschi ancora precedenti sotto la figura del Redentore).

Nel dicembre 1596 Augusto Ottavio Gismondi di Frasso fece istituire, con volontà testamentaria, un beneficio a favore della chiesa di S. Pietro in Vincoli. Il testamento di O. Gismondi fu rogato il 12 agosto 1596 dal notaio Mauro Ciucci e fece precisa richiesta che il proprio corpo fosse sepolto nella chiesa di S. Petri extra Castrum anziché a S. Maria intras Fraxus e che, alla morte della moglie, tutti i suoi beni andassero come “cappellania” alla chiesetta di S. Pietro. Inoltre si sa che la chiesa di S. Pietro fu restaurata dal 1527, poiché gli obblighi di cappellania furono trasferite temporaneamente alla chiesa di S. Maria a Frasso. Si registra che nel castello del Frasso in data 23 ottobre 1615 il cardinal Benedetto Giustiniani effettuò una visita pastorale alle chiese del paese: “a Frasso vi è un’unica chiesa parrocchiale che è chiamata S. Maria del Popolo, che per maggiore comodità  del popolo fu trasferita dall’antica chiesa di S. Pietro in Vincoli posta fuori del castello e nella quale erano sepolti i corpi dei fedeli… questa (chiesa) una volta fu parrocchiale e tuttora vi tengono sepolti i morti sia tenuta chiusa e il pavimento non sarà scavato per seppellire morti ma, come previsto dal Decreto Sinodale, siano fatte tombe per la comunità. In questa chiesa esiste una società di laici che il giorno di festa di detto Santo offre un banchetto e fa processione…”.

Nell’ottobre 1636 il cardinal Centini visitò Frasso e la chiesa di S. Pietro in Vincoli: “Quindi visitò la chiesa campestre di S. Pietro che è antica ed una volta fu parrocchiale e dista 500 passi dal castello ed è cura e amministrazione del popolo. In essa c’è un unico altare ornato con paramenti e ornamenti ma senza pietra Sacra. In essa non vi è nessun onere né si celebra se non quando per devozione e portando i paramenti della chiesa parrocchiale; c’è una confraternita con il Suo nome che indossa sacconi di colore bianco. Non ha nessun reddito ma ogni anno si celebra una questua per il giorno della festa di S. Pietro in Vincoli”.

Nel 1655 la chiesetta fu abbellita dai Cesarini con un dipinto di certo Filippo Gasparini e con una serie di affreschi nella parete di fondo, dove era l’antica abside. Il 29 giugno 1660 Frasso ebbe la visita pastorale del cardinal Persio Carraccio, che così parla della chiesa di S. Pietro: “tale chiesa una volta fu parrocchiale di detto castello e dista 500 passi da esso, è sotto la comune amministrazione ed in essa c’è un unico altare sotto un nudo tetto, senza baldacchino. Si diede mandato di non celebrare sino a quando non fosse posto un baldacchino entro i tre mesi successivi. C’è una tavola lignea dipinta con l’immagine di S. Pietro che fugge dal carcere ed è posta dentro la parete e, da entrambe le parti, c’è il dipinto della S.ma Annunciazione (gli affreschi sono ancora in parte visibili ma abbondantemente rovinati nonostante un recente restauro).

Il 10 dicembre 1703 ci fu la visita pastorale del cardinal Marco Battaglin, vescovo di Nocera: “A circa un terzo di miglio dalle mura di Frasso, visitò la chiesa di S. Pietro in Vincoli, che è amplia ed è ornata a tre navate, delle quali la maggiore è sufficientemente pulita ed imbiancata, il tetto coperto da tegole e, sotto, da tavole. Di una di queste navate si disse di demolirla e di chiudere gli archi con cemento ed isolarle dalla chiesa formandovi un cimitero. In questa chiesa non si celebra se non il primo giorno di agosto e la manutenzione spetta alla comunità. Nella stessa chiesa c’è il titolo della Cappellania Gismondi ove c’è obbligo di celebrare 12 messe in parrocchia…”. Il 18 settembre 1721 si registra la visita diocesana di monsignor De Dominicis, che riporta sulla chiesa di S. Pietro.

Si tratta di una chiesa a tre navate con una piccola abside. La facciata è a campana composita, aperta da un oculo quadrilobato – scolpito con semplici motivi decorativi – e da un portale sormontato da una lunetta a sesto pieno. La parete sinistra della chiesa è integra. All’esterno il fianco sinistro mostra tre slanciate monofore con davanzali modanati. All’interno la navatella sinistra è separata dalla navata centrale da quattro pilastri con cornice d’imposta ed archi a sesto pieno. La navata di destra è stata invece murata e trasformata in una sequenza di cappelle funerarie per l’attiguo cimitero. La copertura è a capriate. La chiesa può essere datata agli ultimi anni del XIII secolo.

 

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