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Intervista con i Blossom, nuovo progetto musicale in Sabina PDF Stampa E-mail

blossomEccoci qua a presentarvi un progetto musicale fresco di giornata, che si propone come un cubetto di ghiaccio in questo afoso Agosto 2013, ma che speriamo duri di più! Diciamolo subito: non è una vera e propria band, almeno per ora, ma un gruppo di persone che scrive e incide canzoni, per poi lanciarle come incerte bottiglie nell'oceano del web.

Diciamo anche che per ora queste persone sono due: Eleonora e Guido, ma chissà, in futuro potrebbero arrivare rinforzi. Per incasinare ancora di più la situazione diciamo anche che il progetto è sparso per l'Italia, visto che c'è una parte brianzola (Eleonora) e una parte sabina (Guido).

In questo EP d'esordio, La Prossima Guerra, Eleonora ha scritto i testi, che hanno anche dato la direzione al progetto, mentre Guido ha composto le musiche, suonato, arrangiato e inciso i brani (e anche cantato). Beh, non resta che lasciare la parola a loro.

Guido, come nasce la malsana idea di fare musica rock in Sabina?


G.: A parte che ognuno ha i suoi hobby, più o meno malsani, e non ci può fare niente, diciamo che non mi sembra una buona idea accentrare la produzione di cultura solo e soltanto nelle grandi città. In questo difficile momento storico l'Italia deve puntare molto sulla cultura, e deve farlo su tutto il suo territorio, che è fantastico e deve essere valorizzato. Non è più sostenibile il modello in cui tutte le attività si concentrano nelle grandi metropoli, mentre la provincia resta indietro e viene considerata un non luogo, un ameno territorio caratterizzato dal deserto culturale, dall'arretratezza e dalla noia. Ultimamente vedo che molte associazioni si muovono per creare eventi culturali di qualità in provincia, spesso anche con scarsità di mezzi. Questo fatto è molto buono e deve essere incoraggiato dalle istituzioni.

E.: Lo stesso vale per me, che non vivo in Sabina, ma che conosco la vita di provincia quasi meglio di me stessa. Siamo abituati a lamentarci, ad autocommiserarci, a dire che la provincia ci mette sete, che non ci offre niente di stimolante. Per certi versi è così, ma è importante cercare di cambiare le carte in tavola in maniera concreta. Trasformare la noia in stimolo per costruire qualcosa utile per la sopravvivenza delle nostre teste.


Il progetto suona come indie rock in cui sono mescolate un bel po' di influenze...


G.: Sono uno di quegli ascoltatori che non approfondiscono un solo stile musicale, ma che si lasciano attrarre dai generi più diversi. Insomma di quelli che non distinguono la musica in generi, ma solo tra musica bella e brutta. Ne consegue che ascolto cose diversissime fra di loro, e alla fine tutto questo si sente.


I suoni di chitarra non sono male, che strumentazione hai usato?


G.: L'elettrica è la mia solita Telecaster American Standard del 2005, la catena amplificatrice è la seguente: pedale HBE Powerscreamer, un clone del Tube Screamer che è in grado di tirare fuori suoni molto diversi, testata Epiphone Valve Junior e cassa Marshall con cono V30, microfonata con SM57 o Behringer B1. Nella seconda traccia c'è anche un'acustica, la mia Cort.

Eleonora, come costruisci i tuoi testi?

E.: Scrivo da quando ho dieci anni. Poesie, saggi, racconti, testi di canzoni. Non seguo mai schemi precisi, mi lascio ispirare dalle situazioni, dalle mie sensazioni e dall'ambiente. A ciò bisogna aggiungere che ascolto musica tutti i giorni per tutto il giorno, e quindi non nego che nella stesura dei testi per La Prossima Guerra appare un'influenza dal modo di scrivere degli artisti dell'ambiente underground italiano, vale a dire il mio pane quotidiano.

Ad esempio Dance Dance Dance è stata scritta con un metodo molto particolare, denominato cut up, che consiste nel tagliare fisicamente alcuni testi, mischiando poi frasi e parole, componendo un nuovo testo. A differenza del cut up tradizionale, però, ho voluto mantenere un filo logico, una connessione, per dare alla canzone un senso in più.
Invece Colpevole consapevole è figlia dell'estetismo più puro. Suoni e allitterazioni sono stati da subito il mio obiettivo principale. Naturalmente, essendo una maniaca del significato, ho cercato di creare un testo denso e con un messaggio d'impatto: "You are a victim of your own mind." ("Sei vittima della tua stessa mente", n.d.r.)
L'insostenibile fascino della speranza, l'ultima nata, deriva da un flusso di coscienza necessario. Punti di riferimento versus mondi che crollano. Un brano senza regole, senza pretese, ma colmo d'amore.

C'è un filo conduttore tra i brani?

E.: Sì. L'egocentrismo, il fallimento, l'autocommiserazione. Come messaggio non sembra esattamente l'emblema della positività, è evidente. Però non ci si ferma qui: nonostante tutto dietro a questi pezzi c'è una forte consapevolezza di sè, che matura in volontà di sbocciare. Non ci chiamiamo mica Blossom per niente!

Avete progetti per il futuro?

E.: Naturalmente sì. Siamo appena nati e siamo carichi a mille. Al momento non ci interessa dove arriveremo. Blossom nasce come esigenza comunicativa, come voglia di incanalare quello che ci portiamo dentro in qualcosa che ci faccia effettivamente stare bene. Certo speriamo di arrivare a più teste possibili, per metterci in gioco, e soprattutto per condividere.

Ascolta le canzoni dei Blossom: blossomitaly.bandcamp.com

 

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