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I borghi più belli d'Italia: Castel di Tora PDF Stampa E-mail

castel di toraI borghi più belli d'Italia è un club formato da piccoli centri di particolare interesse artistico e storico, al di fuori dai grandi flussi del turismo. Nato nel marzo 2001, ha come scopo principale quello di valorizzare il patrimonio storico, artistico, culturale, ambientale e paesaggistico dei centri che ne fanno parte. In principio era formato da 100 borghi, a giugno 2012 erano già 209.

Nel nostro Paese, sono centinaia i piccoli borghi d'Italia caratterizzati da un progressivo spopolamento con conseguente degrado, a causa di una situazione di marginalità rispetto agli interessi economici che gravitano intorno ai grandi flussi turistici e commerciali. Questa iniziativa ha proprio lo scopo di tutelare queste realtà e valorizzarle inserendole nel panorama turistico come mete turistiche di qualità e proporle come una valida alternativa al turismo convenzionale.

Ovviamente, non tutti i centri possono essere ammessi al club; bisogna avere dei requisiti urbanistici e architettonici di notevole pregio, nonché, un altrettanto pregevole patrimonio edilizio pubblico e privato. Anche la vivibilità del borgo costituisce un requisito importante.

Di questo club fanno parte anche tre meravigliosi borghi della nostra terra sabina: Castel di Tora, Collalto Sabino e Orvinio. Tre borghi incantati, dove il tempo sembra essersi fermato e la vita scorre molto lentamente, lontano dai ritmi frenetici della grande città, immersi nel verde dei boschi e delle montagne sabine.

Castel di Tora, è un paesino di circa 300 abitanti che si specchia sul Lago del Turano, un bacino artificiale realizzato sul fiume omonimo con una diga eretta nel 1939 nel pressi dell'abitato di Posticciola.

Castel di Tora, tra Carsoli e Rieti, lungo la vallata del Turano, ora imponente borgo dominante l'omonimo lago, trae le sue origini agli inizi dell'anno mille all'epoca del fenomeno degli "incastellamenti" ed è menzionato per la prima volta nei documenti farfensi del 1035 con il nome di "Castrum Vetus de Ophiano" (Chronicon Farfense). Per secoli è stato chiamato Castelvecchio (aggettivo castelvecchiese) nome mutato dopo l'unità d'Italia nel 1864 in quello di Castel di Tora, a ricordo di un antico pagus sabino romano detto Thora.


Veduta di Castel di Tora (fonte: il web)

L'Abbazia di Farfa possedette il territorio di Castel di Tora che lo ebbe in dono dai Rusticelli - Guidonisci, signori longobardi di Tora nel 1092, insieme al monte Antuni, l'antico "Castrum Antoni", prospicente roccaforte. La strategica posizione dei due castelli, opportunamente integrata da torri di avvistamento, è un chiaro segno della loro funzione difensiva all'epoca dell'invasione saracena del IX e X secolo.

Successivamente la proprietà fu dei Buzi - Brancaleoni e quindi dei Mareri, ai quali fu confiscata nel 1241 da Federico II di Svevia alla cui morte nel 1250 ritornò ai Mareri. Corradino di Svevia, ultimo degli Hohenstaufen, vi si rifugiò dopo la sconfitta dei Piani Palentini (località situata tra Cappelle dei Marsi, Cese e Scurcola Marsicana), il 23.08.1268, prima di proseguire verso Vicovaro, nel disperato quanto vano tentativo di sottrarsi alla cattura da parte delle truppe angioine. La proprietà rimase ai Mareri, in quanto la confisca di Carlo I D'Angiò dei feudi dei Mareri nel Regno non colpì Castel di Tora ed Antuni situati nella Massa Torana del Patrimonium Sancti Petri.

Nel 1440 il feudo di Castelvecchio passò agli Orsini e dal 1558 al 1570 agli Estouteville. Da tale data Castel di Tora ritornò agli Orsini sino al 1634 per poi passare ai Borghese (signori di castelvecchio). In seguito alla rivoluzione francese si verificò l'abolizione dei feudi.

Successivamente la proprietà fu dei Buzi - Brancaleoni e quindi dei Mareri, ai quali fu confiscata nel 1241 da Federico II di Svevia alla cui morte nel 1250 ritornò ai Mareri. Corradino di Svevia, ultimo degli Hohenstaufen, vi si rifugiò dopo la sconfitta dei Piani Palentini (località situata tra Cappelle dei Marsi, Cese e Scurcola Marsicana), il 23.08.1268, prima di proseguire verso Vicovaro, nel disperato quanto vano tentativo di sottrarsi alla cattura da parte delle truppe angioine.

La proprietà rimase ai Mareri, in quanto la confisca di Carlo I D'Angiò dei feudi dei Mareri nel Regno non colpì Castel di Tora ed Antuni situati nella Massa Torana del Patrimonium Sancti Petri. Nel 1440 il feudo di Castelvecchio passò agli Orsini e dal 1558 al 1570 agli Estouteville. Da tale data Castel di Tora ritornò agli Orsini sino al 1634 per poi passare ai Borghese (signori di castelvecchio). In seguito alla rivoluzione francese si verificò l'abolizione dei feudi (da www.comune.castelditora.ri.it).


Veduta di Castel di Tora (fonte: il web)

Assume particolare rilevanza il contesto paesaggistico in cui è inserito l'intero territorio comunale, caratterizzato da pascoli e boschi su rilievi che incidono profondamente nel territorio circostante. Il centro abitato di Castel di Tora si inserisce armonicamente in tale contesto costituendo unità raffigurativa con il resto del paesaggio circostante. Pur avendo riscontri di testimonianze di epoca romana, l'edificazione che ha maggiormente caratterizzato l'antropizzazione dei luoghi è tipicamente medievale, con edifici in muratura in pietra locale a faccia vista e copertura con strutture in legno e manto in coppi e controcoppi di laterizio.

Detta tipologia è praticamente rimasta invariata fino alla I metà del novecento. Il tessuto urbanistico del centro abitato di Castel di Tora è rimasto pressoché invariato, dalle caratteristiche viuzze con selciati in pietra locale e porfido, mantenendo le originarie proporzioni di omogeneità dei volumi costruiti.

Di fronte a Castel di Tora c'è il borgo di Antuni che fu dei Brancaleoni fino al 1583, quindi dei Cesarini e poi dei Mattei sino al 1676. Di quest'epoca resta la testimonianza di un dipinto (1601) del pittore fiammingo Paul Bril, dall'aspro paesaggio con due castelli a guardia della gola formata dal Turano.

La proprietà passò quindi ai Lante della Rovere sino al 1729, poi ai Gentili e nel 1800 ai Principi del Drago. Il borgo fu bombardato nel 1944 dagli aerei americani e nel 1950 completamente abbandonato dagli abitanti, Dal 1990 sul Monte vi è insediata la Comunità Incontro di Don Pierino Germini e dal 1996 è stata iniziata e portata a termine, negli anni 2000-2002, l'opera di restauro e recupero del Castello del Drago e delle abitazioni circostanti, finanziati con i fondi CEE, del Giubileo 2000 e della Regione Lazio per un investimento complessivo di 5 miliardi e 500 milioni circa (da www.comune.castelditora.ri.it).


Il borgo di Antuni (fonte: il web)

Si coltivano solo qui, negli agriturismi, i fagioli a pisello, particolari per sapore e consistenza. Questa, poi, è terra di grandi formaggi (pecorino e vaccino, e ricotta di pecora ottima per i ravioli) ma anche di cereali (mais, farro, orzo), tartufi, funghi porcini e pesce di lago. Sono due i piatti, re delle feste locali: il polentone (prima domenica di Quaresima), cotto con fuoco in un calderone e condito con sugo magro di baccalà, aringhe, tonno e alici; e gli strigliozzi (prima domenica di ottobre), sorta di maccheroni fatti a mano.

 

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